I DENTI
I denti servono principalmente alla masticazione (cioè all’incisione ed alla triturazione dei cibi), ma sono importanti anche per la nostra vita di relazione poiché concorrono ad esprimere alcuni stati d’animo (ad es. contentezza con il sorriso) e partecipano alla fonazione in quanto ci permettono di pronunciare alcuni fonemi (elle, effe, esse). Di queste funzioni, sicuramente la masticatoria è la più importante. in quanto rappresenta il primo momento di un processo vitale essenziale per l’organismo: la digestione degli alimenti. Questa inizia nel cavo orale con la masticazione dei cibi e si completa nell’intestino con la loro assimilazione, che ne permetterà la trasformazione in quell’energia di cui il nostro corpo ha bisogno.
Arcate dentarie I denti si trovano disposti nel cavo orale allineati in due file, una superiore ed una inferiore, rispettivamente sul margine della mascella e della mandibola. Il margine di queste due ossa prende il nome di processo alveolare ed è caratterizzato dalla presenza di numerose piccole cavità, che prendono il nome di alveoli dentari ove sono saldamente impiantati i denti i quali, allineati fra loro, vengono pertanto a costituire due arcate: l’arcata dentaria superiore e inferiore.
Dentizioni Nell’uomo e nella maggior parte dei mammiferi si possono distinguere due dentizioni. La prima è rappresentata dai denti primari o decidui dell’infanzia che iniziano a spuntare attorno al settimo-ottavo mese dopo la nascita.
I denti decidui, detti anche da latte, cominciano a cadere e vengono gradualmente rimpiazzati dai denti permanenti fra il sesto e l’undicesimo anno di età. In questo periodo della vita in cui avviene la permuta dei denti, si parla di dentizione mista, in quanto accanto a denti permanenti neo-erotti permangono ancora denti decidui non ancora caduti e sostituiti. La struttura microscopica dei due tipi di denti è fondamentalmente simile, ma i denti permanenti raggiungono un più alto grado di sviluppo. L’insieme di tutti i denti prende il nome di dentatura.
Dente
Nel dente si distinguono tre parti: corona, radice e colletto.La corona è la parte emergente dal piano gengivale che sporge libera e visibile nel cavo orale. La radice è la parte impiantata negli alveoli. Il colletto è quella piccola parte rappresentata dalla zona di passaggio fra radice e corona generalmente abbracciata dalla gengiva. Internamente al dente esiste una cavità che contiene la polpa dentale e perciò prende il nome di cavità pulpare. Sotto l’aspetto strutturale il dente risulta composto da tessuti diversi fra loro: smalto - dentina - cemento - polpa. La dentina forma la maggior parte dei tessuti duri del dente; essa si trova in corrispondenza di tutte e tre le parti del dente e forma anzitutto la vera e propria parete di questo. Nella zona della corona la dentina è incapsulata dallo smalto, che inizia con un bordo sottile in corrispondenza del colletto del dente e poi va sempre più gradatamente ispessendosi quanto più si spinge a rivestire la superficie libera del dente, vale a dire la superficie masticatoria. Mentre la dentina appare di colore giallastro, lo smalto si presenta di colore bianco con sfumature gialle o bluastre. Lo smalto possiede inoltre una chiara lucentezza ed è il tessuto di maggior durezza fra quelli del dente.Nella zona della radice la dentina è invece rivestita dal cemento. All’apice di ciascuna radice, che si presenta di forma grosso modo conica, si osserva una piccola apertura, detta apicale, che rappresenta l’apertura del o dei canali che percorrono l’intera lunghezza della radice. Tale canale si allarga in corrispondenza del colletto dentario e va a formare una cavità più o meno profondamente scavata nei tessuti della corona del dente che prende il nome di cavità o camera pulpare. L’intera cavità, la cui parte corrispondente alla corona ne ripete la forma, è riempita da un tessuto molle, nel quale decorrono vasi e nervi e che prende il nome di polpa dentaria. La radice dei denti può essere una (denti monoradicati) o più di una (denti pluriradicati). Sono monoradicati -cioè hanno una sola radice- gli incisivi, i canini ed i premolari, ad eccezione del primo premolare superiore che ne ha due, come i molari inferiori, I molari superiori hanno invece tre radici. Gli ultimi molari, conosciuti anche come denti del giudizio, presentano una certa variabilità nel numero di radici.
Smalto. Lo smalto, che a livello delle cuspidi dei premolari e molari raggiunge il massimo spessore (da 2 a 2.5 mm) dal punto di vista chimico è costituito per il 96% di sostanze inorganiche, in prevalenza fosfato tricalcico sotto forma di idrossiapatite, in cui i due ossidrili possono essere sostituiti da due ioni fluoro formando così fluorapatite.Dal punto di vista microscopico lo smalto risulta costituito dai prismi, dalla guaina dei prismi e dalla sostanza interprismatica. I prismi dello smalto sono formazioni colonnari a decorso ondulato, dello spessore medio di 4 micron, che nei denti permanenti sono orientati per lo più ad angolo retto rispetto alla superficie dentinale. La microscopia elettronica ha evidenziato sulla superficie dello smalto uno strato di circa 10 micron formato in prevalenza di fluoruro di calcio, che si dissolve e si riforma continuamente. Questo fenomeno, importante nella genesi della carie, lo è altrettanto -come vedremo meglio in seguito- nella prevenzione di questa patologia con sali di fluoro (generalmente contenuti in gel, collutori, dentifrici) che permettono la remineralizzazione delle lesioni cariose precoci.
Dentina. La dentina è più elastica e compressibile dello smalto e presenta un complesso sistema di tubuli, detti tubuli dentinali che, con decorso radiale e ondulato, si estendono dalla polpa al confine amelodentinale e cementodentinale.I tubuli contengono le fibre di Thomes, prolungamenti periferici delle cellule odontoblastiche, e la linfa dentinale, la quale scorre fra le fibre stesse e la parete dei tubuli. Secondo la teoria idrodinamica la sensibilità dentinale sarebbe provocata dal movimento del liquido nell’interno del tubulo che, per azione meccanica. deforma l’odontoblasta stimolando casi le fibre nervose che lo circondano. La percezione del dolore non è specifica in quanto i più diversi stimoli non vengono identificati, ma tutti avvertiti come sensazione dolorosa, a differenza del dolore di origine pulpare provocato dal freddo o dal caldo molto intensi, che vengono avvertiti come stimoli dolorosi specifici e quindi identificati come tali. E’ quanto si verifica con carie molto profonde in prossimità della polpa o con i test di vitalità utilizzati dall’odontoiatra.
Cemento. Il cemento è un tessuto calcificato che costituisce il rivestimento esterno della radice ed il suo spessore aumenta progressivamente dalla zona del colletto all’apice, variando da 10 a 300 micron.Il cemento protegge la dentina nella parte radicolare, ma la sua funzione biologica fondamentale è quella di attacco per il legamento parodontale. Infatti all’interno del cemento, in corrispondenza della superficie esterna, vi sono le inserzioni delle fibre parodontali connettivali, chiamate fibre di Sharpey, che fissano il dente all’osso alveolare. Per questo motivo la necrosi del cemento provoca la perdita di stabilità del dente che, non più saldamente fissato alle pareti dell’alveolo, diventa sempre più mobile.
Polpa. La polpa dentale occupa la cavità pulpare nella sua porzione coronale ed in quella radicolare La polpa è costituita dalla componente cellulare e dalla sostanza intercellulare.Importanti componenti cellulari sono gli odontoblasti, cellule altamente specializzate che svolgono, attraverso i loro prolungamenti periferici (fibre di Tomes), una funzione nutritiva e sensoriale a carico della dentina. Gli odontoblasti sono disposti a palizzata nella zona marginale della polpa. Nonostante il corpo degli odontoblasti si trovi a livello della superficie pulpare della dentina, queste cellule devono essere biologicamente e morfologicamente considerate come facenti parte del tessuto dentinale. Nella parte centrale della polpa sono presenti nervi, vasi sanguigni e vasi linfatici. Vasi e nervi penetrano nella polpa attraverso il forame apicale e la percorrono assialmente dando luogo a numerose suddivisioni che si portano perifericamente a formare un sottile e complicato plesso in prossimità dello stato odontoblastico.
Parodonto
Il dente è tenuto in sito da un insieme di strutture di sostegno:
- tessuti gengivali
- legamento parodontale
- osso alveolare
L’insieme di queste formazioni prende il nome di parodonto. La distinzione fra denti e parodonto trova una giustificazione non solo anatomica e funzionale, ma anche patologica. Infatti si possono avere forme morbose che interessano soltanto il dente e forme morbose che interessano soltanto i tessuti parodontali (indicate genericamente come parodontopatie e periodontiti) quali ad esempio le gengiviti, l’ascesso gengivale, l’ascesso parodontale, le osteiti.
Gengiva. La gengiva è quella parte della mucosa orale che ricopre i processi alveolari dei mascellari e i colletti dentari. Il tessuto gengivale è di colorito rosa e negli spazi fra un dente e l’altro prende il nome di papilla interdentale. In base a dati clinici e microscopici si distinguono due zone:
- zona di gengiva marginale
- zona di gengiva aderente
La zona di gengiva marginale circonda i denti a guisa di collare, libero da ogni inserzione e connessione con i tessuti dentali e viene a costituire la parete molle del solco gengivale, alta poco più di 1 millimetro. La zona di gengiva aderente deve il suo nome al fatto che, a differenza della precedente. non è libera da connessioni ma è aderente al cemento e al periostio del tessuto alveolare. Il solco gengivale è normalmente costituito da un solco poco profondo che circonda il dente, delimitato da un lato dalla superficie del dente e dall’altro dalla gengiva marginale. Il solco ha una profondità variabile da 1 a 2 millimetri. Quando, in presenza di una parodontopatia e se si instaurano alterazioni tissutali patologiche, il solco si approfondisce patologicamnente, prende il nome di tasca parodontale.
Tasche parodontali. Le tasche parodontali vengono distinte in apparenti e reali a seconda che l’approfondimento sia determinato rispettivamente da un aumento di volume dei tessuti gengivali senza apprezzabile distruzione dei sottostanti tessuti oppure dalla migrazione dell’attacco epiteliale lungo la radice e dalla necrosi di osso alveolare e delle fibre del legamento parodontale. Nei bambini, intorno ai denti permanenti in eruzione, si formano delle tasche apparenti, destinate a scomparire a crescita ultimata. Esse rappresentano un ricettacolo per microrganismi e detriti di cibo e, quindi, un fattore predisponente locale per carie e gengiviti; un buon motivo questo per attuare precocemente un’accurata igiene orale.
Legamento parodontale.Il legamento parodontale lega il dente alla sua sede, cioè all’alveolo dentario. La sua funzione preminente e caratteristica è quella di costituire l’apparato sospensore del dente. Può essere paragonato all’ammortizzatore di un’automobile che ne permette la marcia anche su terreni accidentati senza danni sia per l’auto che per i passeggeri. Infatti tale legamento. oltre a consentire al dente di compiere lievi movimenti laterali e, entro certi limiti, anche di torsione, ha il compito fondamentale di ammortizzare la spinta pressoria in senso verticale, assorbendo il carico in maniera uniforme ed evitando così che carichi eccessivi in zone limitate provochino riassorbimenti ossei.
Osso Alveolare.L’osso alveolare forma la parete interna dell’alveolo caratterizzato da una maggior ricchezza di sostanza cementante e di sali di calcio che gli conferiscono una maggiore radiopacità a cui corrisponde l’immagine radiografica della lamina dura, elemento di valutazione diagnostica molto importante per l’odontoiatra. L’osso alveolare dà passaggio a vasi sanguigni e sottili fibre nervose, che si distribuiscono ampiamente nell’ambito del legamento parodontale. L’osso alveolare ha una notevole importanza in quanto la sua integrità è fondamentale per tutti i tessuti di sostegno del dente.
Eruzione dei denti
Nella prima infanzia i denti sono in numero di 20 (10 per arcata dentaria) e prendono il nome di denti decidui o da latte. Nell 'adulto i denti, che prendono il nome di denti permanenti sono in numero di 32 (16 per arcata dentaria). Ogni gruppo di denti ha struttura differente in relazione alle specifiche funzioni masticatone alle quali si deve provvedere. Gli incisivi, situati nella parte anteriore delle arcate, sono usati per tagliare il cibo. I canini, situati antero-lateralmente, sono provvisti di una radice lunga e robusta ed una corona tagliente ed aguzza. La loro funzione è di lacerare gli alimenti. I premolari, posti in posizione laterale subito dopo i canini, hanno due cuspidi ed una o più radici. La loro principale funzione è di lacerare e rompere il cibo. I molari, situati all’estremità posteriore delle arcate dentarie, hanno più cuspidi e due o tre radici. La loro funzione è quella di provvedere a triturare il cibo. Intorno ai due anni di età sono spuntati tutti i denti decidui.A sei anni spunta il primo molare permanente, che viene spesso confuso dai genitori per un dente da latte, anche se basterebbe semplicemente contare i denti per accorgersi che sono spuntati dei nuovi molari, diversi e più grossi degli altri. Successivamente inizia la permuta dei denti decidui, che cadono per il progressivo riassorbimento delle radici causato dall’eruzione dei denti permanenti. Processi infettivi o traumatici a carico dei denti da latte possono avere ripercussioni sui germi dei denti permanenti e sul loro sviluppo definitivo, così come la somministrazione di alcuni farmaci (ad es. le tetracicline) La perdita prematura di un dente deciduo (ad es. per carie) può determinare la chiusura dello spazio necessario per l’eruzione del sottostante permanente, compromettendo così il suo allineamento nell’arcata. Per questi motivi ed anche per verificare il corretto sviluppo e combaciamento delle arcate, è opportuno sottoporre il bambino a visite di controllo periodiche -almeno ogni sei mesi- dall’odontoiatra. soprattutto nel periodo della dentizione mista, che va all’incirca dai 6 agli 11 anni.
Le patologie dentali
Carie dentale. Nel trattato di Fourchard del 1679 fu data la prima definizione della carie, indicandola come “una malattia dei denti che li distrugge”. In effetti la carie dentale è una distruzione progressiva dei tessuti duri dei denti decidui e permanenti causata da alcuni tipi di batteri, che può causare danni anche ad altri organi del nostro corpo. Infatti i principali batteri responsabili della carie, gli streptococchi, creano dei “focolai infettivi” a carico dei denti, che a loro volta possono dare origine ad infezioni secondarie in altri organi, le cosiddette “infezioni focali”. Gli organi che possono essere colpiti sono numerosi ed i danni sono più gravi nel giovane che nell’adulto. Da qui l’importanza di prevenire e curare la carie già in tenera età. In base alla teoria chimico parassitaria (acidolitica) di Miller -a tutt’oggi la più accreditata- i germi acidogeni contenuti nella flora batterica abituale della bocca, specialmente streptococchi (in particolare il mutans) e lattobacilli, provocano una fermentazione degli zuccheri contenuti negli alimenti e danno origine alla formazione di acido lattico. Questo decalcifica i tessuti duri del dente e provoca la formazione di piccole cavità nelle quali, successivamente, altri germi producono enzimi proteolitici che intaccano la parte organica della dentina potendo così arrivare fino alla polpa. La carie inizia con una demineralizzazione superficiale dello smalto -la cosiddetta “white spot” (macchia bianca)- che è ancora una lesione reversibile. Continua poi con la distruzione dello smalto e prosegue nella dentina, fino a raggiungere la polpa, con l’eventuale formazione di una lesione periapicale (granuloma). Perché batteri e zuccheri possano dare origine alla carie è necessario, però, che restino per un tempo sufficientemente lungo a contatto della superficie dentale e che questa, a causa di fattori predisponenti individuali, sia più facilmente attaccabile dagli agenti cariogeni. La carie dentale dipende quindi dall’interazione di diversi fattori causali che da soli non sarebbero in grado di provocarla. La mancanza di uno solo di questi fattori fa si che il processo carioso non abbia inizio. E’ quindi utile conoscerli meglio per poter intervenire con più efficaci misure di prevenzione. Dal momento che oggi è possibile mantenere la bocca sana con relativa facilità.
Batteri. Le sostanze acide, che provocano la demineralizzazione dello smalto e l’inizio della carie, possono essere prodotte solo da alcune specie di batteri, perciò chiamati acidogeni. E’ quindi molto importante la qualità, oltre che la quantità dei batteri che giungono a contatto dei denti. Perché questo contatto si realizzi e perduri nel tempo, è però necessario che i batteri si aggreghino a costituire la placca dentale formata anche da cellule di desquamazione dei tessuti orali e da sostanze organiche contenute nella saliva. Alla sua formazione partecipa prevalentemente una sostanza organica detta cuticola o “pellicola acquisita”, prodotta dalla saliva, che aderisce tenacemente alla superficie del dente e sulla quale si depositano i batteri presenti normalmente nel cavo orale. La placca si deposita di continuo sui denti. indipendentemente dall’ingestione del cibo ed infatti i residui alimentari non rientrano nella sua composizione e non penetrano nel suo interno, ma aderiscono alla sua superficie esterna. Questa, che potrebbe sembrare una semplice disquisizione accademica, ha invece un importante risvolto pratico, in quanto ci fa comprendere che scopo dello spazzolamento è quello di rimuovere la placca dentale impedendone la formazione e l’organizzazione e non quello di eliminare i residui alimentari, come spesso erroneamente si ritiene.La placca batterica subisce, col passare del tempo, un processo di maturazione e di selezione dei batteri acidogeni che dura circa 8/12 ore. Per questo motivo occorre lavarsi i denti almeno due volte al giorno: proprio per interrompere questo processo. Per rimuovere più accuratamente la placca, può essere utile evidenziarla con sostanze rivelatrici costituite da innocui coloranti vegetali, in quanto la placca batterica si accumula prevalentemente nelle zone da cui è più difficile rimuoverla con i movimenti di detersione meccanica della lingua, delle guance e dello spazzolamento: i solchi delle superfici occlusali. le zone interprossimali, il margine gengivale. A questo livello si distingue una placca sopragengivale, responsabile della carie, da una placca sottogengivale, che è invece responsabile di quei processi infiammatori che nel bambino interessano solo le gengive (gengiviti), mentre nell’adulto possono evolvere in forme degenerative a carico del parodonto profondo (parodontiti).
Zuccheri. Gli zuccheri, in particolare il saccarosio, rappresentano il substrato nutritivo più facilmente utilizzabile dai batteri la cui metabolizzazione conduce alla produzione di acidi; quindi ad una caduta del pH orale che, conseguentemente, favorisce la demineralizzazione dello smalto. Questo processo, che dura più o meno 30 minuti, inizia con l’assunzione della sostanza zuccherina e con la sua elaborazione da parte di una sufficiente quantità di batteri. Per questo è importante spazzolarsi i denti dopo ogni pasto: perché si rimuovono insieme i batteri della placca e gli zuccheri che permetterebbero loro di attaccare i denti e causare la carie. Fondamentale è il concetto di “frequenza” di assunzione degli zuccheri, in quanto rappresenta una delle variabili più importanti, in stretta correlazione con una maggiore incidenza della carie. La conseguenza del meccanismo visto prima è che il rapporto fra zuccheri e carie sarà tanto più stretto, non tanto quanto maggiore sarà la quantità di zuccheri che noi assumeremo, ma quanto maggiore sarà la frequenza di assunzione nell’ arco della giornata. In poche parole, dal punto di vista della cariogenicità, 1 kg di zucchero assunto in unico momento nell’arco della giornata abbasserà il pH orale per soli 30’ nell’arco delle 24 ore. Se invece questo stesso chilogrammo sarà assunto in 10 dosi da 100 grammi l’una, in 10 momenti diversi della giornata, il pH orale sarà critico per 300’, nell’arco delle 24 ore, cioè per 5 ore. Da ciò scaturisce l’importanza di promuovere una corretta educazione alimentare, evitando di assumere frequentemente zuccheri, spesso consumati fuori dai pasti principali e bandendo quei cibi dolci (snack, soft drink...) che per la loro adesività vengono trattenuti più a lungo sulle superfici dei denti, potenziando perciò il loro potere cariogeno. Dove è difficile regolare un corretto consumo di questi alimenti, bisogna cercare di indirizzarlo verso cibi che contengono zuccheri poco cariogeni, quali quelli non contenenti saccarosio.Non esistono diete corrette per prevenire la carie. Esistono invece diete ideali variate ed equilibrate, il cui fine è la promozione ed il mantenimento di uno stato di salute soddisfacente che migliori, oltre lo stato di salute della nostra bocca, anche la nostra qualità di vita.
Fattore tempo. Con il passare del tempo la placca batterica subisce un processo di maturazione e di selezione dei batteri acidogeni, che dura circa 8-12 ore. Per questo motivo -per interrompere tale processo- bisogna lavarsi i denti almeno due volte al giorno per un tempo adeguato. Se l’associazione dei due fattori causali (batteri e zuccheri) perdura nel tempo, aumenta la concentrazione di batteri cariogeni che, come abbiamo visto, possono metabolizzare gli zuccheri in quantità tale da provocare la carie. Si può intervenire sul fattore “tempo” rimuovendo la placca con lo spazzolamento e riducendo l’assunzione di zuccheri.
Fattori predisponenti individuali. Malattie gravi che compromettono in modo rilevante le funzioni principali dell’organismo (malattie intestinali, tubercolosi, ipertiroidismo, diabete) possono causare alterazioni dentali e un aumento dell’aggressività dei batteri. Fattori locali possono facilitare l’adesione della placca batterica e rendere più difficile l’esecuzione dell’igiene orale.
- imperfezioni dello smalto
- malocclusioni
- apparecchi ortodontici
La prevenzione
Data l’origine multifattoriale della carie. la prevenzione deve essere attuata a diversi livelli:
- rinforzando la superficie dello smalto rendendola così più difficilmente aggredibile dai batteri mediante la somministrazione di fluoro
- adottando una dieta variata ed equilibrata con l’igiene alimentare
- rimuovendo la placca batterica con l’igiene orale
- chiudendo solchi e fessure delle superfici masticanti con i sigillanti
- sottoponendosi periodicamente a visite di controllo dal dentista
Fluoro. Il fluoro è un importante elemento, che dovrebbe essere preso in considerazione in ogni programma di prevenzione per la sua azione cariostatica. Il fluoro è un elemento che era presente in natura in grande quantità e che (a causa dell’industrializzazione) è scomparso dalle fonti naturalmente disponibili. Poiché il fluoro non è un farmaco, la fluoroprofilassi non deve essere considerata una “somministrazione” ma, come per le vitamine, un’integrazione. L’uso di questo elemento è legato al suo meccanismo di azione: da un lato il fluoro assunto per via sistemica, prima dell’eruzione del dente, si lega ai cristalli di idrossiapatite dello smalto, rendendolo più forte e resistente; dall’altro, agendo per via locale (depositandosi sulle superfici dei denti), interferisce con l’adesione e l’aggregazione dei batteri della placca e inibisce il metabolismo batterico degli zuccheri. Infine ricordiamo l’effetto remineralizzante sulle lesioni iniziali dello smalto (le cosiddette “white spots”) che determina la formazione di nuovi cristalli di smalto. Il fluoro, quindi, può essere integrato in due modi: per via sistemica. cioè ingerendolo. e per via topica, cioè portandolo direttamente a contatto con il dente. L’opportunità di utilizzare l’una o l’altra strategia od entrambe, dipende dall’età del soggetto e quindi dal tipo di fase (pre o post eruttiva) in cui si trova il dente.
Nell’ambito della fluoroprofilassi sistemica diversi sono i mezzi che possono veicolare il fluoro nell’organismo:
- acqua
- sale
- latte
- compresse
La fluorizzazione dell’acqua è la metodica che fino agli anni ‘80 è stata la più consigliata a livello comunitario e che si è dimostrata la più efficace oltre che efficiente. Più di 50.000.000 di americani ne hanno usufruito dagli anni ‘50 in poi. Per motivi sia etici che organizzativi, oggi si tende ad usare, come metodica di fluoroprofilassi comunitaria, il sale fluorato che si è dimostrato molto efficace in Svizzera e che sta venendo introdotto sempre più largamente in Francia ed in Germania, Il sale fluorato si è dimostrato più efficiente anche del latte fluorato. Per realtà come la nostra, la metodica di fluoroprofilassi sistemica maggiormente usata e consigliabile è quella mediante compresse nelle dosi giornaliere di 0,25 mg fino ai 2 anni, di 0,50 mg dai 2 ai 4 anni e di 1 mg da 4 anni a 12 armi e durante la gravidanza e l’allattamento. Ricordiamo che per ottenere il massimo effetto preventivo le pastiglie devono essere prese per almeno 250 giorni l’anno. Il fatto che il fluoro agisca già prima che il dente sia erotto sottolinea il fatto che deve essere assunto già dai primi mesi di vita e dalla mamma, durante la gravidanza, a partire dal 4° mese di gestazione, quando comincia la formazione del dente al livello embrionale. Il fluoro infatti permette al dente di assumere una struttura più compatta e resistente, trasformando i comuni cristalli di idrossiapatite in fluoridrossiapatite. Le varie metodiche esistenti di fluoroprofilassi topica possono essere applicate sia dal dentista che da ogni singolo paziente e vanno quindi distinte tra professionali e domiciliari. Il dentista può fare delle applicazioni topiche di fluoro sotto forma di gel, mediante l’utilizzo di cucchiai, solo però sui soggetti ad elevato rischio di carie. Un trattamento topico domiciliare si effettua con dentifrici al fluoro, da usarsi quotidianamente, e da collutori al fluoro. Non esiste mi limite di età per l’utilizzazione del fluoro, perché sia i bambini che gli adulti ne traggono beneficio anche se in questi ultimi il fluoro può agire molo per via topica. contrastando comunque l’azione batterica e favorendo la remineralizzazione di quelle zone danneggiate dall’acidità del cavo orale.
Alimentazione. L’igiene alimentare si realizza con una corretta educazione alimentare. cui si è accennato parlando dell’assunzione degli zuccheri. L’informazione sulle scelte e l’utilizzo corretto dei cibi deve però essere considerata solo parte di un quadro educativo più generale, non finalizzato solo al raggiungimento di una buona salute dentale, ma teso al mantenimento di buone condizioni di salute generale. Il nostro compito, infatti, non è solo quello di prevenire la carie, ma di educare alla salute.
Igiene Orale Domiciliare. L’igiene orale è la principale delle misure preventive che ci permette di tenere sotto controllo l’accumulo e l’organizzazione della placca batterica e quindi impedire la formazione di lesioni cariose e/o di danni parodontali. Per perseguire questo fine, il primo atto indispensabile è quello di far conoscere al bambino, e qualche volta anche all’adulto, i motivi che rendono necessari questi atteggiamenti preventivi. Si parla, appunto. di motivazione quando, mediante il trasferimento sulle conoscenze delle cause di carie e/o malattia parodontale, si arriva ad educarlo a curare la salute della sua bocca attraverso l’igiene orale domiciliare. Bisogna ricordare che le manovre di igiene orale non sono istintive, ma sono un’abitudine che deriva dall’educazione e lo sviluppo di questa abitudine si ottiene esclusivamente grazie ad una adeguata motivazione. Motivato il singolo od il gruppo, si devono illustrare i mezzi attraverso i quali si può perseguire questo fine. Gli strumenti di base sono:
- spazzolino
- dentifricio al fluoro
Spazzolamento. Con lo spazzolamento si vuole impedire l’organizzazione della placca e, anche dove la rimozione non è completa, si ottiene comunque una disorganizzazione del complesso batterico patogeno in un ammasso batterico non più pericoloso per quantità e soprattutto per qualità. Diversi studi hanno determinato quali devono essere i requisiti di una spazzolino, affinché le manovre di detersione abbiano la migliore efficacia:
- la grandezza deve ovviamente essere adeguata alle dimensioni della bocca
- lo spazzolino deve avere setole artificiali perché sono più igieniche
- la durezza deve essere media, perché se fosse troppo duro rischierebbe di ledere i tessuti gengivali
- le punte devono essere arrotondate perché sono quelle più efficaci e meno lesive nei confronti dei tessuti dentali e gengivali
Bisogna sempre ricordare che uno spazzolino, per poter mantenere la propria efficacia, deve essere sostituito prima che le setole abbiano perso le loro caratteristiche originali, cioè si siano aperte verso l’esterno. In genere lo spazzolino va sostituito ogni tre mesi.
Tecnica di spazzolamento. Nel bambino deve essere semplice, ma permettere la pulizia di tutTe le superfici dentali. La superficie vestibolare (esterna), la superficie linguale (interna), le superfici interprossimali (tra dente e dente) e la superficie masticante. I denti sono disposti verticalmente e quindi vanno spazzolati dall’alto in basso, quelli dell’arcata superiore, e dal basso in alto quelli dell’arcata inferiore. Spazzolarli trasversalmente, con movimento di “va e vieni”, non solo è inefficace per la pulizia, ma può anche provocare abrasioni dello smalto. Lesioni cariose “a colpo d’unghia”, vicino al margine gengivale, sono quasi sempre provocate da questo errato movimento.Indipendentemente dalla tecnica è importante, comunque, che essa sia adeguata e che provveda alla pulizia di tutte le superfici dentarie. Il tempo da dedicare allo spazzolamento. per ottenere qualche risultato, deve essere almeno di 2 minuti. Dopo lo spazzolino un altro utile strumento di prevenzione è il dentifricio al fluoro i cui meccanismi di azione sono già stati illustrati.
Rivelatori di placca. Altri strumenti che si possono utilizzare per l’igiene orale personale sono i rivelatori di placca. Il colorante in essi contenuto si fissa ai componenti organici della placca, mettendo perciò in evidenza le zone dove l’igiene orale non è stata praticata con cura. Le compresse vanno masticate e la saliva colorata va distribuita con la lingua sulla superficie di denti e gengive. esercitando una maggior pressione negli spazi interdentali, in modo che la saliva filtri con forza attraverso essi. Il bambino deve poi risciacquarsi la bocca un paio di volte prima di controllare allo specchio le zone non perfettamente pulite evidenziate dal colorante. Occorre sottolineare che ciò che bisogna curare è la qualità dell’igiene orale e non la frequenza con cui viene effettuata, che influisce poco sull’efficacia delle manovre di igiene orale. Infatti, come abbiamo visto, la placca si organizza nell’arco di 8- 12 ore e quindi spazzolare in maniera attenta e corretta 2 volte al giorno (mattino e sera) è più che sufficiente perché la placca non riesca ad organizzarsi ed a sviluppare la sua patogenicità. Inoltre bisogna ricordare che l’igiene orale deve avere un insegnamento educativo diverso a seconda che sia rivolta all’individuo o a gruppi. L’insegnamento va quindi adattato o alla composizione del gruppo o struttura psicologica dell’individuo.
Sigillanti. Si tratta di materiali non tossici (inerti) facilmente applicabili sulle superfici più suscettibili allo sviluppo della lesione cariosa, cioè i solchi delle superfici masticanti di molari e premolari, che impediscono l’aggressione dei batteri in queste zone e che vengono appunto detti sigillanti in quanto “sigillano” quei siti in cui più facilmente si potrebbe verificare il ristagno di placca e residui di cibo. L’uso dei sigillanti viene effettuato su quei denti, molari e/o premolari. che, o per la loro morfologia o per la situazione generale del cavo orale, presentano una maggiore suscettibilità alla carie. Le altre metodiche di prevenzione, compreso l’utilizzo di fluoruro, sono poco efficaci in quelle zone dove si accumulano facilmente residui di cibo e dove lo spessore dello smalto è minimo; fattori, questi, che favoriscono l’insorgenza delle lesioni cariose. Per l’applicazione dei sigillanti si deve dare quindi priorità a quei bambini che presentano una dentatura caratterizzata da solchi e fossette profonde e con precedenti episodi di carie non solo occlusale.
Visite periodiche. Il dentista è visto, dai più, come lo specialista che cura i denti dei suoi pazienti quando sono cariati. Questo è vero per tutti i pazienti -e sono purtroppo la maggioranza- che arrivano da lui troppo tardi. Il suo compito, invece, non è solo quello di curare, ma, in senso più lato, quello di aver cura dei denti dei suoi pazienti. Questo può essere possibile, però, solo con la collaborazione di questi ultimi, che devono farsi visitare periodicamente e non solo quando hanno bisogno di cure. La visita periodica va fatta all’adulto almeno una volta l’anno e al bambino almeno ogni sei mesi, ma anche più di frequente se è “a rischio” (cioè cariorecettivo) e soprattutto durante la permuta dei denti. Solo in questo modo il dentista potrà avere cura dei denti dei suoi pazienti, non solo quindi con il trapano, ma anche con l’informazione, con l’insegnamento dell’igiene orale e con i mezzi di prevenzione ambulatoriale di cui dispone.
Traumi dentali
In seguito ad urti accidentali, non infrequenti nei bambini, con spigoli, maniglie, porte, o in seguito a cadute o a colpi ricevuti giocando o svolgendo attività sportive, è possibile che si verifichino lesioni agli elementi dentari. Si potrà avere un’avulsione del dente, una frattura della corona, una lussazione, una lesione dei tessuti molli.
Avulsione. E' la perdita completa di uno o più denti; ciò significa che il dente traumatizzato fuoriesce completamente dalla sua sede.
Frattura. Dopo un trauma al volto è possibile che si distacchino uno o più frammenti della corona dentale.
Lussazione. Una lesione traumatica al volto può causare la dislocazione di uno o più denti. Il dente può apparire:
- intruso, cioè più corto, perché rientrato nella sua sede
- estruso, cioè più lungo, perché fuoriuscito dalla sua sede
Lesione dei tessuti molli. La lesione traumatica può causare danni non solo ai tessuti duri (denti, osso), ma anche alle mucose orali (guance, labbra, lingua, gengiva).

